Disco rigido interno Seagate Barracuda Pro da 1 TB in formato 2,5" con spessore 7 mm: 7200 giri/min, buffer da 128 MB e interfaccia Serial ATA III a 6 Gbit/s, con velocità di trasferimento sostenuta dichiarata di 160 MiB/s. Pensato per chi cerca tanto spazio a basso costo per unità di capacità in un notebook, in un box esterno o come archivio secondario di un desktop. Da sapere: resta un disco meccanico, quindi molto più lento di un SSD. Codice prodotto ST1000LM049.
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Il Barracuda Pro da 1 TB mette un disco meccanico da 7200 giri/min in un corpo da 2,5" alto solo 7 mm: entra nel vano disco di gran parte dei notebook e nei box esterni più sottili, con 128 MB di buffer e interfaccia Serial ATA III.
La gran parte dei dischi da 2,5" per notebook gira a 5400 giri/min. Questo Barracuda Pro sale a 7200 giri/min, il che riduce la latenza rotazionale e alza il transfer rate: la fonte dichiara una velocità sostenuta di 160 MiB/s, un valore alto per un 2,5". Il buffer da 128 MB assorbe le raffiche di scrittura e l'interfaccia è Serial ATA III a 6 Gbit/s, quindi larghissima rispetto a quanto il piatto riesce effettivamente a produrre. Con 2 sole testine e 4096 byte per settore (Advanced Format), 1 TB entra in uno chassis alto 7 mm e pesante 90 g.
Mille gigabyte per librerie di gioco, foto, video e archivi che su un SSD costerebbero molto di più.
Valore dichiarato dalla fonte: alto per un disco meccanico da 2,5", lontano da qualsiasi SSD.
Lo standard sottile dei notebook moderni e dei box esterni compatti: 69,8 × 100,3 mm di ingombro.
La fonte indica 600.000 cicli di avvio/arresto, resistenza agli urti di 400 G in funzione e 1000 G da spento, vibrazioni fino a 2 G in funzione. L'alimentazione è a 5 V con corrente di spunto di 1 A, il tempo di pronto è di 3,2 s. Il limite di carico di lavoro dichiarato è di 55 TB/anno: un valore da uso desktop e notebook, non da server o NAS sempre acceso.
È un disco meccanico: i 160 MiB/s dichiarati vanno confrontati con i circa 550 MB/s di un SSD SATA e con i 3500 MB/s di un NVMe Gen3 o i 7000 MB/s di un Gen4. Nell'uso reale la differenza si sente soprattutto all'avvio del sistema e nei caricamenti. La fonte dichiara una latenza media di 11,5 ms, valore che a 7200 giri/min non corrisponde alla sola latenza rotazionale (teoricamente intorno ai 4,2 ms) e sembra riferirsi al tempo di accesso complessivo: da leggere come indicativo. Infine, il disco è solo interno: per usarlo via USB serve un box esterno, non incluso.
Tutto quello che devi sapere prima di acquistare questo hard disk interno. Una lettura di circa 3 minuti.
Il Seagate Barracuda Pro ST1000LM049 è un disco rigido interno da 1 TB in formato 2,5" con spessore 7 mm, velocità di rotazione di 7200 giri/min, buffer da 128 MB e interfaccia Serial ATA III. È la versione "veloce" del disco meccanico da notebook, in un mercato dove la norma sono i 5400 giri/min.
"Un hard disk oggi non compete con un SSD sulla velocità: compete sul costo per terabyte. Se ti serve spazio e lo sai, è una scelta sensata."
I 7200 giri/min sono il tratto distintivo: rispetto a un 2,5" da 5400 giri/min il piatto passa sotto la testina più in fretta, quindi cala la latenza e sale il transfer rate. La fonte dichiara 160 MiB/s di velocità sostenuta, un numero buono per la categoria. L'interfaccia Serial ATA III lavora a 6 Gbit/s, ma è bene chiarire un punto che genera spesso confusione: quei 6 Gbit/s sono la banda del bus, non la velocità del disco. Il collo di bottiglia qui è la meccanica, non il cavo. Il buffer da 128 MB aiuta a smussare i picchi, e il tempo di ricerca da traccia a traccia è di 0,5 ms.
Le misure sono 69,8 mm di larghezza, 100,3 mm di profondità e 7 mm di altezza, per 90 g di peso. I 7 mm sono lo standard sottile: entra sia nei vani da 7 mm sia in quelli da 9,5 mm (in questo caso può servire un distanziale, spesso fornito con il portatile o con il box). Va bene come disco per notebook, come archivio secondario di un desktop tramite adattatore o slitta da 3,5", oppure dentro un box esterno USB. Attenzione: il box non è incluso, questo è un componente interno nudo con connettore SATA dati e alimentazione.
La fonte dichiara 600.000 cicli di avvio/arresto, tolleranza agli urti di 400 G in funzionamento e 1000 G da fermo, e vibrazioni fino a 2 G in funzione e 5 G da fermo — numeri coerenti con un disco progettato per stare in un portatile che viene spostato. La tensione operativa è di 5 V con 1 A di corrente di spunto, e il disco è pronto in 3,2 secondi. La temperatura di esercizio va da 0 a 60 °C (da −40 a 70 °C a riposo) e l'umidità ammessa in funzione è 5–90%. Il dato più importante da leggere bene è il limite di carico di lavoro: 55 TB/anno. È una cifra tipica dei dischi consumer: adeguata a un PC personale, non a un NAS acceso 24 ore su 24 o a un server con scritture continue.
Il primo è ovvio ma va detto senza giri di parole: è un disco meccanico. I 160 MiB/s dichiarati stanno sotto ai circa 550 MB/s di un SSD SATA e molto sotto ai 3500 MB/s di un NVMe Gen3 o ai 7000 MB/s di un Gen4; sui file piccoli e sugli accessi casuali il divario è ancora più marcato. Se lo usi come disco di sistema, l'avvio e l'apertura dei programmi saranno sensibilmente più lenti che su SSD. Il secondo punto riguarda un dato della fonte: la latenza media indicata è 11,5 ms, ma a 7200 giri/min la sola latenza rotazionale media vale teoricamente circa 4,2 ms. Il valore riportato sembra quindi riferirsi al tempo di accesso complessivo o al tempo di ricerca medio, non alla latenza rotazionale: lo segnaliamo perché è facile fraintenderlo. Terzo: un disco a 7200 giri/min in un notebook scalda e consuma leggermente più di un 5400, ed è un po' più udibile. Infine, la fonte non specifica la tecnologia di registrazione dei piatti, quindi non facciamo affermazioni su CMR o SMR.
Sì, comprerei il Barracuda Pro 1 TB se: mi serve tanto spazio a basso costo per terabyte per foto, video, backup o una libreria di giochi; ho un notebook con vano da 2,5" o un box esterno e voglio la variante più rapida tra i dischi meccanici; uso già un SSD per il sistema e cerco un archivio secondario capiente; mi interessa la resistenza agli urti dichiarata per un disco che viaggia in borsa.
No, cercherei altro se: lo voglio come disco di sistema e mi aspetto reattività — lì serve un SSD, SATA o meglio NVMe; devo alimentare un NAS o un server sempre acceso, perché 55 TB/anno di carico di lavoro sono pensati per un uso consumer; il mio PC ha solo alloggiamenti da 3,5" e non voglio adattatori; cerco un disco esterno pronto all'uso, perché qui il box non è incluso; ho bisogno di più di 1 TB su una singola unità.
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Girando a 7200 giri/min invece che a 5400, il piatto passa sotto la testina circa un terzo più in fretta: cala la latenza rotazionale e sale il transfer rate. La fonte dichiara 160 MiB/s di velocità sostenuta, un valore alto per un 2,5". La differenza si nota soprattutto nei trasferimenti di file grandi. In cambio, un 7200 giri/min consuma e scalda un po' di più ed è leggermente più udibile.
Tecnicamente sì, ma non è la scelta che consigliamo. I 160 MiB/s dichiarati sono lontani dai circa 550 MB/s di un SSD SATA e ancora di più dai 3500 MB/s di un NVMe Gen3 o dai 7000 MB/s di un Gen4; sugli accessi casuali e sui file piccoli il divario è ancora maggiore. L'uso ideale è come archivio dati capiente, affiancato a un SSD che ospita sistema operativo e programmi.
Se il portatile ha un alloggiamento per unità da 2,5" con connettore SATA, sì: le misure sono 69,8 × 100,3 mm con spessore di 7 mm, lo standard sottile. Entra anche nei vani da 9,5 mm, dove può servire un distanziale. Verifica prima che il tuo modello abbia davvero un vano da 2,5": molti portatili recenti hanno solo uno slot M.2 e nessun alloggiamento SATA.
Non è la sua destinazione. Il limite di carico di lavoro dichiarato è di 55 TB all'anno, una cifra tipica dei dischi consumer pensati per PC e notebook, non per unità sempre accese con scritture continue. Per un NAS conviene orientarsi su dischi specifici per quell'uso, con carico di lavoro dichiarato più alto e gestione delle vibrazioni in configurazioni multi-disco.
No, ed è una confusione comune. I 6 Gbit/s sono la banda massima del bus Serial ATA III, non la velocità del disco. Il limite reale qui è la meccanica: la fonte dichiara 160 MiB/s di trasferimento sostenuto, quindi il bus resta ampiamente sovradimensionato rispetto a quanto i piatti riescono a produrre. Su un SSD SATA, invece, quel bus diventa davvero il collo di bottiglia.
È un dato riportato dalla scheda tecnica di origine che conviene leggere con attenzione. A 7200 giri/min la sola latenza rotazionale media vale teoricamente circa 4,2 ms, quindi gli 11,5 ms indicati sembrano riferirsi al tempo di accesso complessivo o al tempo di ricerca medio, non alla latenza rotazionale in senso stretto. Lo segnaliamo per trasparenza: consideralo un valore indicativo.
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